1. Introduzione

La gestione dei rischi naturali è insita nell'agricoltura, data la dipendenza del settore dalle condizioni climatiche e meteorologiche e dalle risorse naturali. Tuttavia, rischi naturali più frequenti e intensi,1 e la natura composita e sistemica di tali rischi, rappresentano una sfida per il settore - per gli agricoltori dei Paesi in via di sviluppo, che spesso sopportano il peso maggiore degli impatti dei rischi naturali (FAO, 2021[1]), ma anche per gli agricoltori dei Paesi OCSE. In tutto il mondo, calamità naturali più frequenti e di entità sempre più rilevante stanno mettendo in difficoltà anche gli imprenditori agricoli più esperti e innovativi. Le calamità più frequenti e intense legate a rischi naturali (NHID) ‒ che implicano costi più elevati in termini di impatto diretto sull'agricoltura, così come per gli effetti a cascata delle interruzioni delle attività agricole e dei settori correlati ‒ rappresentano anche una sfida politica per i governi, che si trovano a sostenere un onere maggiore in caso di adozione di un approccio "business-as-usual" alla gestione del rischio di catastrofi2 (DRM) in agricoltura (OCSE, 2020[2]).

Queste tendenze nei rischi e negli impatti dei pericoli naturali sottolineano la necessità di quadri per la DRM che rafforzino la resilienza dell’agricoltura, definita qui come la capacità di elaborare piani e preparativi, assorbire, ovviare i danni e adattarsi con maggior successo e trasformarsi in risposta alle calamità naturali (e altri rischi) (OCSE, 2020[2]). Riconoscendo questo, nel 2017, i Ministri dell'agricoltura dei Paesi del G7 convenuti a Bergamo hanno preso atto degli effetti delle calamità naturali sulla vita degli agricoltori, sui sistemi agroalimentari, sulla produzione agricola e sulla produttività nelle regioni di tutto il mondo, e del fatto che il cambiamento climatico amplificherà molti di questi impatti. I Ministri inoltre sottolinearono l'importanza di rafforzare la resilienza degli agricoltori ai rischi naturali (G7 dei Ministri agricoltura, 2017[3]).

In questo contesto, il progetto congiunto OCSE-FAO “Building agricultural resilience to natural disasters”: Insights from country case studies (Rafforzare la resilienza dell’agricoltura alle calamità naturali: Approfondimenti da case study nazionali) esamina i quadri della DRM in sette Paesi – Cile, Italia, Giappone, Namibia, Nuova Zelanda, Turchia e Stati Uniti – per identificare cosa i governi e i portatori di interesse del settore agricolo possono fare per rafforzare la resilienza degli agricoltori e dell’agricoltura alle calamità naturali.3 Il presente rapporto esamina gli impatti delle calamità naturali sull'agricoltura - e in particolare sul settore agricolo dei sette Paesi oggetto dei case study – e identifica le buone prassi per rafforzare la resilienza dell’agricoltura nei sette Paesi oggetto di studio. Queste includono misure politiche, accordi di governance, strategie a livello di azienda agricola e altre iniziative che forniscono incentivi per, o sostengono le capacità dei portatori di interesse pubblici e privati di elaborare piani e preparativi per affrontare le calamità naturali, assorbire e riprendersi dai loro impatti, adattarsi e trasformarsi per aumentare la resilienza ai rischi futuri.

Il rapporto è strutturato come segue. Il capitolo 2 fornisce una panoramica di alto livello sulle tendenze delle calamità legate a rischi naturali (NHID) negli ultimi decenni, e gli impatti (perdite e danni) sull'agricoltura. Mostra che il numero di NHID, comprese gli eventi calamitosi di natura geofisica, idrologica, meteorologica e biologica (come le epidemie di parassiti e malattie che affliggono animali e vegetali) è aumentato costantemente negli ultimi decenni, e ci si attende che il cambiamento climatico aumenti ulteriormente la frequenza e l'intensità delle NHID correlate alle condizioni meteorologiche e al clima. Esamina anche gli impatti delle NHID sui settori agricoli in diverse regioni, compresi le notevoli ripercussioni sui Paesi in via di sviluppo. Infine, il capitolo evidenzia gli elementi chiave della DRM - governance del rischio di catastrofe; identificazione, valutazione e consapevolezza del rischio; prevenzione e mitigazione; preparazione al rischio; risposta e gestione delle crisi; ripresa e ricostruzione - e come possono contribuire a creare la resilienza in agricoltura.

Il capitolo 3 illustra l'approccio utilizzato per individuare le buone prassi in tutte le fasi del ciclo della DRM nei sette Paesi oggetto di studio, basato sui principi e sulle raccomandazioni dei principali quadri di riferimento internazionali per la gestione dei rischi derivanti dalle calamità. Il capitolo riassume i principi chiave e le raccomandazioni di questi quadri di riferimento - l'approccio olistico dell'OCSE alla gestione del rischio per la resilienza in agricoltura; il “Sendai Framework for Disaster Risk Reduction”; la raccomandazione dell'OCSE sulla governance dei rischi critici; e il “Joint Framework for Strengthening resilience for food security and nutrition” delle Agenzie con sede a Roma. Propone poi quattro Principi per una gestione efficace del rischio di calamità per la resilienza.

Il capitolo 4 sintetizza le principali considerazioni derivanti dai sette case study nazionali. Mette in evidenza le misure politiche innovative, gli accordi di governance e le strategie a livello di azienda agricola che i governi, gli agricoltori e gli altri portatori di interesse del settore agricolo stanno applicando per aumentare la resilienza del settore alle calamità naturali nei sette Paesi - Cile, Italia, Giappone, Namibia, Nuova Zelanda, Turchia e Stati Uniti. Inoltre contiene delle raccomandazioni su come i Paesi possono passare da un approccio che mira a fronteggiare gli impatti delle NIHD a una migliore preparazione ex ante per prevenire, mitigare e ovviarne i danni, e per adattarsi e trasformarsi al fine di essere più preparati a gestire i rischi futuri di calamità naturale.

Infine, i capitoli 5-11 riassumono le considerazioni chiave e le buone prassi dei sette case study nazionali. Sei case study vertono su un pericolo naturale specifico al fine di esaminare come le diverse misure politiche, gli accordi di governance, le strategie a livello di azienda agricola e altre iniziative contribuiscono al rafforzamento della resilienza. I case study su Italia, Namibia e Turchia vertono sulla siccità, mentre quelli su Giappone, Nuova Zelanda e Stati Uniti si focalizzano sulle inondazioni e sulle calamità naturali di natura idraulica a seguito di forti tempeste o precipitazioni intense. Il case study riguardante il Cile si concentra più in generale sui rischi connessi al clima.

Riferimenti bibliografici

[4] Baldwin, K. e F. Casalini (2021), “Building the resilience of Italy’s agricultural sector to drought” (Rafforzare la resilienza alla siccità del settore agricolo italiano), OECD Food, Agriculture and Fisheries Papers, n. 158, OECD Publishing, Parigi, https://dx.doi.org/10.1787/799f1ad3-en.

[6] Casalini, F., M. Bagherzadeh e E. Gray (2021), “Building the resilience of New Zealand’s agricultural sector to floods” (Rafforzare la resilienza del settore agricolo neozelandese alle inondazioni), OECD Food, Agriculture and Fisheries Papers, n. 160, OECD Publishing, Parigi, https://dx.doi.org/10.1787/dd62d270-en.

[8] FAO (2021), Building agricultural resilience to animal pests and diseases in Namibia (Rafforzare la resilienza dell’agricoltura ai parassiti e alle malattie animali in Namibia), FAO Publications, Roma.

[9] FAO (2021), Building Resilience to Natural Hazard-Induced Disasters in the Agriculture Sector: Chilean case study (Rafforzare la resilienza alle calamità legate a rischi naturali nel settore agricolo: Case study sul Cile), FAO Publications, Roma.

[1] FAO (2021), The impact of disasters and crises on agriculture and food security: 2021 (L’impatto delle calamità e delle crisi nel settore agricolo e nella sicurezza alimentare: 2021), FAO, Roma, https://doi.org/10.4060/cb3673en.

[3] G7 dei Ministri dell’agricoltura (2017), “Meeting Communiqué” del G7 di Bergamo dei Ministri dell’agricoltura, 14-15 ottobre 2017 - Empowering Farmers, Developing Rural Areas and Enhancing Cooperation to Feed the Planet (Dare maggiore potere agli agricoltori, sviluppare le aree rurali e rafforzare la cooperazione per nutrire il pianeta), http://www.g7italy.it/it/documenti-ministeriali/index.html.

[7] Gray, E. e K. Baldwin (2021), “Building the resilience of the United States’ agricultural sector to extreme floods” (Rafforzare la resilienza alle alluvioni violente del settore agricolo negli Stati Uniti), OECD Food, Agriculture and Fisheries Papers, n. 161, OECD Publishing, Parigi, https://dx.doi.org/10.1787/edb6494b-en.

[12] OCSE (2021), “Building agricultural resilience to natural hazard-induced disasters: Turkey case study” (Rafforzare la resilienza dell’agricoltura alle calamità legate a rischi naturali: case study sulla Turchia), documento interno OCSE, Parigi.

[2] OCSE (2020), Strengthening Agricultural Resilience in the Face of Multiple Risks (Rafforzare la resilienza dell’agricoltura a fronte di molteplici rischi), OECD Publishing, Parigi, https://dx.doi.org/10.1787/2250453e-en.

[5] Shigemitsu, M. e E. Gray (2021), “Building the resilience of Japan’s agricultural sector to typhoons and heavy rain” (Rafforzare la resilienza del settore agricolo giapponese ai tifoni e alle precipitazioni abbondanti), OECD Food, Agriculture and Fisheries Papers, n. 159, OECD Publishing, Parigi, https://dx.doi.org/10.1787/4ed1ee2c-en.

[10] UNISDR (2016), Report of the open-ended intergovernmental expert working group on indicators and terminology relating to disaster risk reduction (Rapporto del gruppo di lavoro intergovernativo aperto di esperti sugli indicatori e la terminologia relativi alla riduzione del rischio di calamità), Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di calamità (UNDRR), https://www.preventionweb.net/files/50683_oiewgreportenglish.pdf.

[11] UNISDR e CRED (2015), The Human Cost of Weather-Related Disasters (Il costo umano delle calamità legate al clima), 1995-2015 NISDR, Ginevra, e CRED, Lovanio, https://www.unisdr.org/we/inform/publications/46796.

Note

← 1. Secondo l'UNDRR (già UNISDR), si definisce pericolo "un fenomeno, un evento, un'attività umana o una condizione pericoloso/a che può causare la perdita di vite umane, lesioni o altre ripercussioni sulla salute, danni materiali patrimoniali, perdita di mezzi di sussistenza e servizi, perturbazioni sociali ed economiche o degrado ambientale". I pericoli di origine naturale derivano da una varietà di fonti, tra cui: geologiche (per esempio, terremoti), climatologiche (per esempio, siccità), meteorologiche (per esempio, tempeste), biologiche (per esempio, malattie di animali, infestazioni di insetti o epidemie) e idrologiche (per esempio, inondazioni) (UNISDR e CRED, 2015[11]). I pericoli diventano calamità quando causano gravi danni, distruzione e sofferenza umana.

← 2. UNISDR (2016[10]) definisce la gestione del rischio di catastrofi come l'applicazione di politiche e strategie atte a ridurre un nuovo rischio di catastrofe, contenere il rischio esistente e gestire il rischio residuo, contribuendo al rafforzamento della resilienza e alla riduzione delle perdite in caso di calamità.

← 3. Vedere Baldwin e Casalini (2021[4]), Shigemitsu e Gray (2021[5]), Casalini, Bagherzadeh e Gray (2021[6]), OCSE (2021[12]), Gray e Baldwin (2021[7]), e FAO (2021[8]) (2021[9]) per i case study completi.

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