1887

OECD Multilingual Summaries

From Aid to Development

Summary in Italian

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La pubblicazione è disponibile all’indirizzo:
10.1787/9789264123571-en

Dagli aiuti allo sviluppo

Sintesi in italiano

  • Per più di mezzo secolo, gli sforzi volti a ridurre la povertà, sostenere lo sviluppo e creare migliori politiche per vite migliori, sono stati una preoccupazione essenziale dei Governi del mondo sviluppato. Si sono riscontrati notevoli progressi e milioni di persone hanno evitato la povertà. Cionondimeno, la povertà persiste su scala mondiale e miliardi di persone non hanno accesso a beni di prima necessità né hanno la possibilità di migliorare la loro vita.
  • Al tempo stesso, l’equilibrio complessivo del potere economico mondiale sta cambiando, giacché i Paesi che sono stati poveri in passato sono diventati attori importanti della scena economica. A livello mondiale, una proporzione crescente di poveri vive nei Paesi con un reddito medio e nelle zone urbane, mentre la disuguaglianza sta crescendo in entrambi i Paesi avanzati e in via di sviluppo e potrebbe compromettere la crescita economica, la coesione sociale e lo sviluppo. I cambiamenti climatici, la penuria di risorse naturali e l’insicurezza alimentare ed energetica hanno implicazioni per noi tutti ed esigono perciò un’azione globale collettiva e coordinata.
  • Sono cambiati anche gli atteggiamenti nei confronti delle politiche degli aiuti allo sviluppo. Il concetto iniziale di aiuti allo sviluppo trasferiti dai donatori dei Paesi sviluppati ai beneficiari dei Paesi in via di sviluppo e spesso condizionati da molti vincoli, è stato sostituito da un approccio che pone l’enfasi sul principio di cooperazione e i risultati durevoli. Sempre più spesso, i Paesi che sono usciti dalla povertà condividono la propria esperienza con i Paesi meno distanti sulla strada che porta al traguardo dello sviluppo. I modelli di crescita e di sviluppo sono sempre più vari e la natura del finanziamento dello sviluppo sta cambiando, giacché molti Paesi in via di sviluppo diventano importanti attori del commercio internazionale, degli investimenti e della cooperazione allo sviluppo.
  • La presente pubblicazione che fa parte della collana OECD Insights, analizza il mondo degli aiuti e della cooperazione allo sviluppo e ripercorre la storia degli aiuti, spiegando da dove essi provengono e a chi sono destinati e prende in esame la questione di sapere se gli aiuti conseguano effettivamente quanto dovrebbero potenzialmente realizzare. Lo studio dell’OCSE analizza alcuni dei modi che possono migliorare l’efficienza degli sforzi di sviluppo nel conseguire benefici durevoli. Inoltre, esamina come l’emergenza economica di Paesi quali la Cina e l’India può contribuire a introdurre una nuova dinamica nello sviluppo alla cooperazione.

La persistenza della povertà

Per quale motivo alcuni Paesi si sviluppano con successo mentre altri non riescono a uscire dalla povertà? Non esiste una risposta semplice, tuttavia l’individuazione dei fattori che contribuiscono al successo o all’insuccesso può fornire utili indicazioni per le sfide che la cooperazione allo sviluppo deve fronteggiare. La pianificazione per il lungo termine è uno degli elementi da considerare. Per esempio, gli investimenti nelle infrastrutture stradali e ospedaliere o nell’istruzione possono fungere da quadro di riferimento per uno sviluppo durevole. Tuttavia, tali progetti potrebbero richiedere molti anni prima di produrre risultati e nel frattempo, finché non saranno in vigore i nuovi sistemi, le popolazioni che oggi sono colpite dall’estrema povertà hanno bisogno di aiuto per sopravvivere.

Gli obiettivi di sviluppo del millennio, sono stati definiti alla fine del secolo scorso e formulati per misurare i progressi compiuti nella riduzione della povertà in una prospettiva di breve e più lungo termine. Tali obiettivi comprendono perciò la riduzione dei tassi di mortalità infantile e del numero di persone che vivono in condizioni di assoluta povertà e lo sforzo volto a garantire l’accesso all’istruzione per tutte le ragazze.

Tuttavia, è anche utile individuare quali sono gli ostacoli allo sviluppo che intrappolano i Paesi in un circolo vizioso di povertà e penuria. Conflitti quali la guerra civile sono indubbiamente incompatibili con lo sviluppo e la povertà e la crescita economica debole che hanno contribuito a provocare tali conflitti continuano. Paradossalmente, la scoperta di risorse naturali quali il petrolio o i diamanti può forse essere considerata più una maledizione che una benedizione – difatti, la ricchezza potrebbe essere usata per finanziare i conflitti o l’economia potrebbe dipendere troppo da tale risorsa.

Che cosa sono gli aiuti?

La maggior parte del finanziamento per lo sviluppo è fornita dagli aiuti governativi dei Paesi sviluppati che sono trasferiti verso i Paesi in via di sviluppo, o di Aiuti Pubblici allo Sviluppo (APS). I Paesi sviluppati del Comitato di Aiuto allo Sviluppo dell’OCSE forniscono la maggior parte degli APS globali.

Circa il 90% degli aiuti proviene da finanziamenti pubblici che i Paesi beneficiari non dovranno rimborsare, e il resto è costituito da prestiti con bassi tassi d’interesse. La maggior parte degli aiuti è pianificata in anticipo e solo una piccola proporzione è destinata agli aiuti di emergenza per le vittime di catastrofi naturali quali terremoti o tsunami. Molti dei suddetti aiuti sono trasferiti mediante Organizzazioni multilaterali quali la Banca Mondiale e le Nazioni Unite.

Esistono altre due principali forme di aiuto – la filantropia privata tra cui quella delle istituzioni caritative, le organizzazioni non governative quali la Gates Foundation o Oxfam e gli aiuti dei Governi che non sono membri del Comitato di Aiuto allo Sviluppo dell’OCSE, quali i Paesi del mondo arabo e di economie emergenti come la Cina, l’India e il Brasile.

Come sta cambiando lo sviluppo

L’idea che gli aiuti sono vantaggiosi per tutte le economie e non solo per le economie beneficiarie, è ormai diffusa da circa più di un secolo e assume sempre più importanza in un mondo globalizzato. Tuttavia, la visione degli aiuti è cambiata notevolmente nel corso degli anni.

Verso la metà del XX secolo, l’attenzione era incentrata sulla questione di sapere quanti aiuti per lo sviluppo sarebbero stati necessari, puntando, all’inizio degli anni Settanta, ad un obiettivo teorico dello 0,7% del PIL di un Paese, anche se in realtà pochi Paesi raggiunsero tale obiettivo.

In seguito, l’attenzione si è concentrata sul fatto di sapere se gli aiuti migliorassero la vita della gente e di misurarne i risultati – conducendo all’adozione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Mentre di recente l’accento è nuovamente mutato ed é stato posto sulla creazione di una nuova dinamica basata su un effettivo partenariato per lo sviluppo, concetto introdotto alla fine del 2011 nel testo della dichiarazione del Forum di Busan ad alto livello e nella Strategia dello Sviluppo dell’OCSE volta al partenariato.

Giudicare dai risultati

Nessuno contesterà che la cooperazione allo sviluppo ha migliorato milioni di vite, come testimoniato da campagne sanitarie globali come quella contro la malaria. Tuttavia, è anche chiaro che non sempre funziona ed è perciò importante condividere esperienze di successo e di difficoltà.

Peraltro, è anche importante avere attese realistiche. Se è vero che l’ammontare totale degli aiuti può sembrare ingente nel corso degli anni, esso in realtà rappresenta solo una proporzione relativamente piccola dell’economia di un Paese in via di sviluppo. Tutto dipende da quello che si misura – se l’analisi fosse basata sulla crescita economica complessiva, la prospettiva potrebbe essere diversa rispetto a un’analisi basata sul calcolo del numero di persone che oggi sono alimentate in modo sufficiente e hanno un’opportunità di accedere all’istruzione.

I Governi hanno anche bisogno di convincere l’opinione pubblica che vale la pena dare aiuti, specie in tempi di crisi economica. Uno dei metodi da adottare è quello di misurare i risultati – ponendosi il quesito di quale obiettivo gli aiuti erano destinati a realizzare, di sapere se sono riusciti effettivamente a conseguirlo e se la differenza dopo l’intervento sarà duratura. I metodi di misurazione stanno ancora evolvendo ma forniscono le informazioni che possono essere usate per ripetere i successi ed evitare gli insuccessi in futuro.

Una nuova visione per lo sviluppo

Come fare per migliorare il funzionamento degli aiuti? In primo luogo, i Paesi in via di sviluppo devono definire i loro programmi di sviluppo, poiché conoscono i propri bisogni meglio di chiunque e sono responsabili della realizzazione dei programmi nei confronti dei propri cittadini e non solo dei donatori. Ciò può avverarsi più difficile di quanto sembri a prima vista – molti Paesi sono stati costretti a seguire il parere dei Paesi donatori o di organizzazioni per molti anni e le abitudini possono essere difficili da cambiare.

Inoltre i Paesi in via di sviluppo ai fini di una pianificazione, hanno bisogno di avere un’idea abbastanza precisa dell’ammontare degli aiuti su cui possono contare nei prossimi anni – un singolo finanziamento per costruire un ospedale è un’ottima cosa, ma ci saranno abbastanza soldi per la gestione e la manutenzione dell’ospedale e per formare il personale in futuro? Se i Paesi in via di sviluppo hanno un piano e i donatori li aiutano a finanziarlo, ciò contribuisce altresì ad evitare una duplicazione dello sforzo dei donatori. Entrambe le parti devono essere chiare sugli obiettivi che gli aiuti sono destinati a realizzare e sui risultati effettivi conseguiti.

Inoltre, c’è la questione della interconnessione (o coerenza) delle politiche internazionali. Non ha senso, per esempio, fornire aiuti per migliorare la capacità di esportazione di un Paese in via di sviluppo se la politica commerciale del Paese donatore indica che non importerà i beni.

La Governance è un fattore importante per lo sviluppo.

La corruzione indebolisce gli sforzi volti allo sviluppo sottraendo soldi che potrebbero essere usati per lo sviluppo e travisando il processo decisionale in modo tale che i progetti più utili e importanti non siano necessariamente i progetti selezionati. Tuttavia, i risultati possono essere altrettanto dannosi se un governo è incapace di gestire i propri affari in modo adeguato.

La buona governance è il fatto di valutare se le persone hanno qualche possibile impatto sulle decisioni che le riguardano, se tali decisioni sono prese a porte chiuse, se le leggi sono amministrate in modo corretto e se i fondi sono utilizzati in maniera efficiente.

Ciò può essere una sfida per gli Stati fragili, quali i Paesi che hanno subito di recente conflitti nei quali i sistemi di governo potrebbero essere stati distrutti. Per risolvere questo problema o per raggiungere le fasce svantaggiate della popolazione, i donatori potrebbero lavorare direttamente nel Paese con i gruppi della società civile per garantire che gli aiuti siano forniti dove sono necessari. Tuttavia gli sforzi a favore dello sviluppo devono innanzitutto fronteggiare anche la questione della governance – se un governo non è dotato di un sistema tributario funzionante, non sarà in grado di riscuotere le risorse finanziarie indispensabili alla sostenibilità della spesa pubblica e dei servizi anche quando l’economia inizia a crescere.

Nuovi partner, nuove prospettive di sviluppo

Per più di cinquant’anni, i donatori del Comitato di Aiuto allo Sviluppo hanno essenzialmente rappresentato la comunità dei Governi donatori, ma con il cambiamento dell’equilibrio economico mondiale degli ultimi anni, nuovi attori importanti stanno occupando il centro della scena. Paesi quali la Cina, l’India e il Brasile, che fino a poco tempo fa erano Paesi in via di sviluppo che avevano bisogno di aiuti, sono adesso forze trainanti per l’economia mondiale e svolgono un ruolo sempre più importante quali vettori dello sviluppo.

La Cina è ormai il principale partner commerciale del Brasile, Sud Africa e dell’India, mentre la multinazionale indiana Tata è il secondo investitore più attivo in Africa Sub sahariana. Spesso, le suddette economie emergenti s’impegnano in modo diverso con i Paesi in via di sviluppo rispetto ai donatori tradizionali, ponendo l’accento su mutui vantaggi e concentrandosi spesso sulle infrastrutture e gli investimenti.

Alla fine del 2011, a Busan in Corea, i Paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo si sono riuniti in occasione del Forum ad alto livello sull’Efficacia dell’Aiuto per esaminare il futuro della cooperazione allo sviluppo. Per la prima volta, gruppi della società civile hanno partecipato all’elaborazione della dichiarazione finale che istituirà un Partnership Globale per una Efficace Cooperazione allo Sviluppo e sostituirà l’attuale Gruppo di lavoro dell’OCSE sull’efficacia dell’aiuto. Tuttavia, l’obiettivo essenziale è invariato – lavorare insieme per migliorare le vite delle persone più povere sul pianeta.

© OECD

Traduzione a cura della Sezione linguistica italiana.

La riproduzione della presente sintesi è autorizzata sotto riserva della menzione del Copyright OCSE e del titolo della pubblicazione originale.

Le sintesi sono traduzioni di stralci di pubblicazioni dell’OCSE i cui titoli originali sono in francese o in inglese.

Sono disponibili gratuitamente presso la libreria online dell’OCSE sul sito www.oecd.org/bookshop

Per maggiori informazioni contattare l’Unità dei Diritti e Traduzioni, Direzione Affari Pubblici e Comunicazione [email protected] Fax: +33 (0)1 45 24 99 30.

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OECD

Il testo integrale in lingua inglese è disponibile online sul sito OECD iLibrary!

© OECD (2011), From Aid to Development, OECD Publishing.
doi: 10.1787/9789264123571-en

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