1887

OECD Multilingual Summaries

OECD Economic Outlook, Volume 2019 Issue 1

Preliminary version

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Prospettive economiche dell’OCSE, Volume 2019 Numero 1

Versione preliminare

Sintesi in italiano

Editoriale: La fragilità dell’economia globale richiede un’azione urgente di cooperazione

Un anno fa, l’OCSE aveva segnalato che le incertezze circa gli scambi commerciali e le politiche pubbliche potevano danneggiare significativamente l’economia mondiale e contribuire ulteriormente al crescente divario tra le persone. A distanza di un anno, lo slancio economico globale si è notevolmente indebolito e la crescita è destinata a restare modesta, in un contesto di persistenti tensioni commerciali. Il commercio e gli investimenti hanno subito un forte rallentamento, specialmente in Europa e in Asia. La fiducia delle imprese e dei consumatori si è affievolita, mentre la produzione del settore manifatturiero si è contratta. Di fronte a questa situazione, le condizioni finanziarie si sono allentate poiché le banche centrali hanno adottato politiche monetarie più accomodanti, mentre la politica fiscale (di bilancio) ha fornito uno stimolo solo in un numero limitato di Paesi. Allo stesso tempo, nelle principali economie, il basso livello di disoccupazione e un leggero aumento dei salari continuano a sostenere i redditi e i consumi delle famiglie. Nel complesso, tuttavia, le conseguenze delle tensioni commerciali si fanno sentire e la crescita globale dovrebbe rallentare e attestarsi soltanto al 3,2% quest’anno prima di raggiungere gradualmente il 3,4% nel 2020, ossia un tasso di crescita ben inferiore a quelli registrati negli ultimi trent’anni, o anche nel 2017‑18.

Sebbene diciotto mesi fa la crescita sia stata sincronizzata, sono emerse divergenze tra settori economici e Paesi a seconda del loro livello di esposizione alle tensioni commerciali, della forza delle misure di bilancio e delle incertezze delle politiche pubbliche. Il settore manifatturiero, nel quale prevalgono le catene globali del valore, è stato duramente colpito dall’aumento delle tariffe (doganali) e dall’associata incertezza circa il futuro delle relazioni commerciali ed è probabile che rimanga debole. La crescita degli investimenti delle imprese, anch’essa molto legata agli scambi, è destinata a rallentare fino a registrare un tasso di solo l’13/4 percento l’anno durante il periodo 2019‑20, rispetto a un tasso del 31/2 percento l’anno durante il periodo 2017‑18. Tuttavia, i servizi, che sono meno soggetti a tensioni commerciali e registrano il maggior numero di creazioni di posti di lavori, continuano a resistere bene. Nello stesso tempo, la crescita si è indebolita nella maggior parte delle economie avanzate, in particolare in quelle in cui il commercio e il settore manifatturiero svolgono un ruolo importante, come in Germania e in Giappone, che quest’anno dovrebbero registrare una crescita del PIL inferiore all’1%. All’opposto, gli Stati Uniti hanno mantenuto il loro slancio grazie a un apprezzabile sostegno fiscale, sebbene si stia affievolendo. La divergenza della crescita è altresì riscontrabile tra le economie di mercato emergenti, con l’Argentina e la Turchia che lottano per riprendersi dalla recessione, mentre l’India e altri Paesi stanno beneficiando di condizioni finanziarie più vantaggiose e in alcuni casi di sostegno fiscale o parafiscale.

Inoltre, l’economia globale continua a dipendere in ampia misura dal sostegno persistente delle politiche pubbliche. Dieci anni dopo la crisi finanziaria, con un’inflazione contenuta, i bilanci delle banche centrali restano a livelli senza precedenti, i tassi di interesse – di breve e lungo termine – sono storicamente bassi, e il debito dell’amministrazione centrale, ad eccezione di qualche raro caso, è molto più elevato. Salvo alcune eccezioni, le economie di mercato emergenti hanno conservato ampie riserve‑cuscinetto (riserve stabilizzatrici). In sintesi, le banche centrali hanno a malapena iniziato il processo di normalizzazione e il loro sostegno resta essenziale.

Nell’insieme, nonostante il sostegno senza precedenti delle politiche pubbliche in seguito alla crisi finanziaria globale, la ripresa non è stata abbastanza vigorosa e duratura da tradursi in salari più alti e in un migliore tenore di vita. Dal 2010, il PIL reale pro capite, un indicatore imperfetto del tenore di vita, è aumentato solo dell’1,3% l’anno nel Paese OCSE mediano. Sebbene il tasso di disoccupazione non sia mai stato così basso da quasi quarant’anni, nel 2019‑20, i salari reali dovrebbero aumentare di meno dell’1,5% l’anno, un tasso inferiore al 2% registrato nel decennio che ha preceduto la crisi in un’economia rappresentativa dell’OCSE. Ciò significa che a dieci anni dalla crisi, il tenore di vita non è migliorato abbastanza rapidamente per ridurre in modo significativo le disuguaglianze che sono aumentate durante il ventennio precedente la crisi. Ad esempio, per le famiglie mediane delle grandi economie avanzate il ritmo di crescita del reddito reale disponibile è rallentato ovunque dalla crisi, ad eccezione degli Stati Uniti.

Le prospettive restano deboli e molti rischi minacciano l’economia mondiale e il benessere delle persone.

  • In primo luogo, le prospettive di crescita già limitate sono esposte a un rischio di escalation delle tensioni commerciali che grava tanto sulle Americhe quanto sull’Asia e sull’Europa. Le simulazioni illustrate nel primo capitolo del presente Outlook mostrano che nei prossimi due‑tre anni ulteriori tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina potrebbero ridurre il PIL globale di più dello 0,6%.
  • In secondo luogo, il settore manifatturiero e i servizi non sono isolati l’uno dagli altri. Sebbene nel settore dei servizi l’attività sia sempre sostenuta, fungendo da ammortizzatore, è poco probabile che si dissoci ancora per molto dall’industria manifatturiera. Più di un terzo delle esportazioni lorde di prodotti manifatturieri proviene dai servizi che contribuiscono direttamente o indirettamente a più della metà delle esportazioni mondiali. Inoltre, il settore manifatturiero dipende in modo vitale dagli investimenti che oggi non solo sono il motore di crescita e di occupazione ma che determina anche la crescita e i tenori di vita di domani.
  • In terzo luogo, la Cina resta una fonte di preoccupazioni, in quanto il dispiegamento di strumenti monetari, fiscali e parafiscali non solo ha effetti incerti sull’attività economica, ma potrebbe continuare ad alimentare il debito delle imprese non finanziarie, che ha già raggiunto livelli record. L’ipotesi di una riduzione di 2 punti percentuali della crescita della domanda interna in Cina, che si protrarrebbe due anni e che sarebbe accompagnata da una maggiore incertezza, potrebbe determinare una diminuzione del PIL mondiale dell’13/4 per cento, entro il secondo anno.
  • Infine, il debito del settore privato sta aumentando rapidamente nelle principali economie. Lo stock globale di obbligazioni di società non finanziarie è quasi raddoppiato in termini reali rispetto al 2008, a quasi 13 trilioni di USD e la qualità del debito si è deteriorata, in particolare a causa di un aumento di uno stock di prestiti a leva. Un nuovo periodo di stress finanziario potrebbe insorgere.

Guardando al futuro, le tensioni commerciali non solo hanno un effetto negativo per le prospettive economiche di breve termine ma anche di medio termine, richiedendo un’urgente azione dei poteri pubblici per ridare slancio alla crescita. Meno di due anni fa, l’economia globale era in una fase di espansione sincronizzata, ma le sfide cui fanno fronte le relazioni commerciali esistenti e il sistema commerciale multilaterale fondato su regole hanno sviato la crescita globale, aumentando il clima d’incertezza che sta contribuendo al declino degli investimenti e degli scambi commerciali. Il processo di globalizzazione iniziato dopo la Seconda Guerra mondiale, guidato da accordi multilaterali che hanno consentito un’apertura sempre maggiore degli scambi commerciali, è messo in discussione.

In un tale contesto, esortiamo vivamente i poteri pubblici a utilizzare tutti gli strumenti d’intervento pubblico a loro disposizione. In primo luogo, adottando un orientamento basato su una diagnosi comune sulle questioni commerciali, tenendo conto dell’interdipendenza delle economie con catene di produzione che travalicano i confini nazionali, è imperativo riattivare il dialogo commerciale multilaterale. Quindi, nei Paesi in cui la domanda è debole, ad esempio nell’area dell’euro, piuttosto che contare ulteriormente sull’azione della politica monetaria, sarebbe preferibile che i poteri pubblici sfruttino la situazione di bassi tassi d’interesse per integrare gli sforzi strutturali con uno stimolo fiscale nei Paesi in cui il debito pubblico è relativamente contenuto. Un tale mix di strumenti può far fronte all’attuale debolezza, rafforzare la resilienza e stimolare la crescita nel lungo termine in modo sostenibile a beneficio di tutti. Le priorità delle politiche pubbliche includono azioni volte a investire nelle infrastrutture, in particolare nel settore digitale, nei trasporti e nell’energia verde e a migliorare le competenze individuali e più in generale ad attuare politiche che favoriscano l’uguaglianza di opportunità. Per esempio, nell’area dell’euro, l’azione volta a combinare riforme strutturali per incrementare la crescita della produttività di 0,2 punti percentuali l’anno per cinque anni consecutivi, con uno stimolo fiscale pari allo 0,5 per cento del PIL, per una durata di tre anni, nei Paesi meno indebitati per finanziare gli investimenti pubblici, porterebbe non solo a una maggiore crescita nel breve termine ma aumenterebbe il PIL di circa l’1% nel lungo termine.

Sono inoltre necessarie riforme per raccogliere i frutti della digitalizzazione e condividerli con tutti. Il capitolo speciale delle Prospettive economiche analizza i cambiamenti derivanti dalla digitalizzazione e il pacchetto di politiche necessarie per far sì che la digitalizzazione si tramuti in una crescita più forte e più inclusiva. Le tecnologie digitali modificano il modo in cui le imprese producono i beni e i servizi e in cui esse innovano e interagiscono con le altre imprese, con i lavoratori, i consumatori e i Governi. Tali tecnologie offrono un vasto potenziale per migliorare la produttività delle imprese e, in ultima analisi, il tenore di vita, ma finora i vantaggi sono stati deludenti. Negli ultimi decenni, la produttività del lavoro ha subito un forte rallentamento nei diversi Paesi dell’OCSE e solo poche “imprese superstar” stanno traendo vantaggio dalla digitalizzazione. La debole crescita della produttività ha condotto a un aumento limitato dei salari e i compiti di routine eseguiti dai lavoratori con competenze basse o medie sono sempre più spesso automatizzate. Queste tendenze hanno implicazioni di ampia portata per il tenore di vita e l’inclusività.

I Governi e le imprese devono attuare una serie di politiche per promuovere una trasformazione digitale efficiente e inclusiva. Raccogliere i frutti della digitalizzazione richiede dei cambiamenti nelle pratiche delle imprese, nell’organizzazione del lavoro e nello spettro di competenze e ciò implica una vasta riallocazione delle risorse all’interno delle imprese e delle industrie e tra di esse. Questi cambiamenti possono richiedere tempo e comportare aggiustamenti transitori dei costi di cui possono patire i gruppi vulnerabili. Di conseguenza, sono necessarie riforme in diversi campi: l’istruzione per migliorare le competenze cognitive delle persone; la formazione per aumentare il livello di competenze tecniche e manageriali; l’accesso delle imprese a soluzioni di finanziamento, per gli investimenti in immobilizzazioni immateriali e nella R&S, specie in capitale proprio; nonché una politica in evoluzione della concorrenza per adattare la regolazione ai cambiamenti ai modelli economici creati dalla trasformazione digitale e garantire un’efficiente riallocazione delle risorse. Se i governi e le imprese intervengono per rispondere a queste insufficienze, l’adozione delle tecnologie digitali e i guadagni derivati dalla digitalizzazione potrebbero, in via definitiva, essere all’altezza delle nostre aspettative.

Alcuni rischi che gravavano sulla crescita globale si sono materializzati nello scorso anno, poiché le incertezze sul fronte degli scambi commerciali e dell’azione pubblica hanno indebolito la fiducia delle imprese e delle famiglie. La crescita è destinata a restare modesta, su sfondo di persistenti tensioni commerciali, contribuendo al tempo stesso al divario tra le persone. I Governi possono e devono collaborare per ristabilire una crescita che sia sostenibile e vantaggiosa per tutti.

21 maggio 2019

Laurence Boone, Capo economista dell’OCSE

© OECD

Questa sintesi non è una traduzione ufficiale dell’OCSE.

La riproduzione della presente sintesi è autorizzata sotto riserva della menzione del Copyright OCSE e del titolo della pubblicazione originale.

Le sintesi sono traduzioni di stralci di pubblicazioni dell’OCSE i cui titoli originali sono in francese o in inglese.

OECD

Il testo integrale in lingua inglese è disponibile online sul sito OECD iLibrary!

© OECD (2019), OECD Economic Outlook, Volume 2019 Issue 1: Preliminary version, OECD Publishing.
doi: 10.1787/b2e897b0-en

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