OECD Multilingual Summaries

Measuring the Digital Economy

A New Perspective

Summary in Italian

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La pubblicazione è disponibile all’indirizzo:
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Misurare l’economia digitale

Una nuova prospettiva

Sintesi in italiano

In una congiuntura di crescita debole, quasi ovunque nel mondo, il monitoraggio e la comprensione del ruolo delle Tecnologie dell’Informazione e delle Comunicazioni (TIC) e di Internet nell’insieme del sistema economico è di interesse prioritario. Lo studio dell’OCSE intitolato Measuring Digital Economy traccia una mappa degli indicatori esistenti, con riferimento ai temi strategici dell’economia digitale. Lo studio individua altresì divergenze nel contesto di misurazione, valuta i progressi compiuti e propone un lungimirante programma di misurazione internazionale.

Le TIC sono state vettori di profondi cambiamenti nelle economie e società.

Il numero di utenti Internet nei Paesi dell’OCSE è aumentato da una percentuale di adulti inferiore al 60% nel 2005 a circa l’80% nel 2013, raggiungendo una percentuale del 95% tra i giovani con ampie differenze tra i diversi Paesi e all’interno di ognuno di essi. Nel 2013, oltre il 90% della popolazione si collegava ad Internet in Lussemburgo, Paesi Bassi, Paesi del Nord dell’Europa e Svizzera, rispetto al 60%, o meno, in Grecia, Italia, Messico e Turchia. Generalmente, il divario di utilizzo di Internet tra la popolazione più anziana e quella più giovane è rimasto alto nei Paesi che non hanno seguito il passo dell’evoluzione digitale, rispetto ai Paesi leader in questo campo.

Nell’area dell’OCSE, i quindicenni si collegano, tipicamente, circa tre ore al giorno a Internet e più del 70% utilizza Internet a scuola. Nei Paesi dell’OCSE, il 62% degli utenti Internet frequenta i social networks e il 35% utilizza i servizi di e‑government. Circa la metà della popolazione dei Paesi OCSE acquista prodotti e servizi on‑line e quasi il 20% in Danimarca, Corea, Svezia e Regno Unito utilizza un dispositivo mobile per farlo.

Nel 2012‑13, il 77% delle imprese dell’area OCSE disponeva di un sito web o di una home page e il 21% delle imprese ha venduto i propri prodotti on‑line. Oltre l’80% delle imprese ha utilizzato i servizi di e‑government.

Gli sviluppi tecnologici alimentano un’ulteriore penetrazione del mercato

Internet ad alta velocità, prezzi unitari più bassi e dispositivi intelligenti hanno favorito lo sviluppo di nuove applicazioni a più alta intensità di dati. Gli abbonamenti wireless a banda larga nell’area dell’OCSE sono aumentati di oltre il doppio in soli quattro anni: nell’area dell’OCSE, a dicembre 2013, quasi tre persone su quattro erano titolari di un abbonamento wireless a banda larga mobile.

La banda larga mobile è altresì ampiamente disponibile in molti Paesi emergenti e meno sviluppati. In Africa Subsahariana, ad esempio, gli abbonamenti sono cresciuti da 14 milioni di unità nel 2010 fino a raggiungere 117 milioni di unità nel 2013.

In meno di due anni, si stima che il numero di pagine consultato da dispositivi mobili e tablet sia aumentato dal 15% a più del 30% del totale delle pagine consultate in rete. Nel 2013, oltre il 75% degli utenti Facebook attivi si è collegato mediante un dispositivo mobile.

Tuttavia, le differenze internazionali di velocità e di prezzi rimangono significative, anche tra i Paesi dell’OCSE. Nel dicembre 2013, la quota di abbonati alla banda larga ad alta velocità (superiore a 10 Mbit/secondo) variava tra una percentuale superiore al 70% e meno del 2% tra i Paesi dell’OCSE. A seconda del Paese, le differenze di tariffe per gli utenti di smartphone potrebbero essere fino a sette volte superiori per un pacchetto di servizi mobili comparabili.

Le TIC stanno promuovendo le innovazioni nei settori industriali e nelle scienze

Nel 2011, le industrie manifatturiere delle TIC e le industrie dell’editoria, dei media digitali e dei contenuti rappresentavano circa un quarto del totale della spesa delle imprese nella R&S (BERD). Nel 2014 i brevetti nel settore delle tecnologie legate alle TIC hanno rappresentato un terzo dell’insieme delle applicazioni depositate nei principali uffici di brevetti. Negli ultimi dieci anni, la quota di brevetti per data mining ‑ rispetto al totale dei brevetti è più che triplicata e la quota di brevetti di comunicazione machine‑to‑machine M2M è aumentata di sei volte.

Molte tecnologie emergenti dipendono dalle innovazioni nel settore delle TIC. Nei Paesi dell’OCSE circa il 25% dei brevetti TIC appartiene anche a settori non TIC. Ad esempio, l’implementazione della seconda generazione di tecniche di sequenziamento del genoma che integrano algoritmi di data mining ha consentito di diminuire il costo di una sequenza genomica simile a quella dell’uomo da un milione di dollari a migliaia di dollari, nell’arco di soli cinque anni (2009‑14).

Durante la crisi l’economia digitale è stata resiliente.

Nel 2012, le industrie dell’informazione rappresentavano circa il 6% del totale del valore aggiunto, circa il 4% del totale dell’occupazione e il 12% del totale degli investimenti fissi nell’area OCSE. La produttività del lavoro nel settore dell’economia dell’informazione superava di circa il 60% quella dell’insieme dell’economia.

Tra il 2009 e il 2012, il settore delle TIC ha ottenuto risultati migliori rispetto a tutti gli altri settori economici in termini di crescita netta della popolazione delle imprese, coinvolgendo quote relativamente elevate d’imprese di media e alta crescita. Le nuove aziende del settore TIC registrano altresì tassi più alti di sopravvivenza rispetto ad aziende omologhe nel settore manifatturiero e dei servizi.

La crisi non sembra avere influito in modo significativo sulle entrate delle 250 imprese del settore TIC più importanti nel mondo. Tuttavia, esse hanno ridotto notevolmente la spesa di R&S rispetto all’inizio del decennio, diminuzione forse riconducibile alla transizione dal settore della produzione a quello dei servizi.

Durante il periodo 2000‑2012, rispetto alla quota totale delle esportazioni mondiali delle TIC, le esportazioni di computer e di periferiche sono diminuite passando da una quota del 38% a meno del 30%, mentre la quota delle apparecchiature di comunicazione e dell’elettronica di consumo è cresciuta dal 26% fino a quasi il 35%. Nel corso dello stesso periodo, la quota della Cina nelle esportazioni mondiali delle TIC è cresciuta dal 4,4% fino a più del 30%. Tuttavia, in termini di valore aggiunto, la quota della Cina è stata solo del 17%, in considerazione del fatto che deve importare una quantità significativa di beni e servizi intermedi.

La creazione di occupazione è stata poco dinamica

Nonostante il dinamismo del settore, il livello dell’occupazione nel settore delle TIC non ha mai riconquistato il picco raggiunto nel 2001 del 4,1% dell’occupazione totale. Nel 2012 l’occupazione del settore si è fermata a un po’ meno del 3,8%. La lentezza nella crescita dell’occupazione indica due evoluzioni: il ridimensionamento del settore manifatturiero e dei servizi di telecomunicazioni e la crescita dei servizi delle tecnologie dell’informazione (TI). Eppure, nei Paesi dell’OCSE le industrie delle TIC rappresentano meno della metà delle occupazioni nel settore.

Dal 2003 al 2013, l’occupazione nelle professioni del settore delle TIC è cresciuto del 25% o più in Australia e Canada, di circa il 15% negli Stati Uniti e dal 16% al 30% nei Paesi europei dell’area OCSE, ottenendo risultati migliori rispetto al totale dell’occupazione durante tutto il periodo della crisi. Tuttavia, diversi studi evidenziano gli effetti potenzialmente negativi delle TIC sull’impiego, considerati i progressi nel campo dell’automazione e nell’apprendimento automatico.

Sono necessarie nuove competenze per i lavoratori, le imprese e gli utenti

Sebbene l’uso delle TIC nel lavoro sia generalizzato, oltre il 60% della forza lavoro dell’Unione europea ha riportato di non avere sufficienti competenze in informatica per presentare una candidatura per un nuovo posto di lavoro, rapporto che sale fino all’80% per le persone con un debole livello d’istruzione rispetto a una percentuale inferiore al 40% per le persone con un livello d’istruzione universitaria. Le industrie del settore TIC impiegano in media il 30% dei ricercatori del settore privato, ma nel 2012 solo il 3% dei laureati dell’area dell’OCSE ha conseguito una laurea in scienze informatiche.

Internet ha consentito di accedere a nuove opportunità d’istruzione e di formazione. Nel 2013, il 9,3% degli utenti Internet erano iscritti a un corso on‑line, nei 30 Paesi per i quali è stato possibile raccogliere i dati, e oggi centinaia di università propongono programmi e corsi on‑line aperti a tutti – i cosiddetti MOOCs (massive open online courses).

Occorre migliorare anche le competenze in materia di sicurezza. Nell’Unione europea oltre un terzo degli utenti Internet riporta che la sicurezza è il principale motivo che li dissuade dal fare acquisti on‑line. Tuttavia, nel 2013 circa solo un terzo degli utenti Internet dell’Unione europea ha modificato i parametri di sicurezza del proprio browser. Analogamente, nel 2010 solo il 9% degli utenti Internet adulti nell’Unione europea utilizzava il controllo parentale o un software di filtraggio dei contenuti del web per proteggere i figli nella navigazione on‑line.

Occorrono nuovi strumenti statistici per misurare l’economia digitale

Sebbene le statistiche esistenti siano in grado di misurare la diffusione delle TIC, non riescono a tenersi al passo con le tecnologie nuove che evolvono rapidamente e con l’utilizzo delle TIC a livello delle singole persone e delle imprese. Un programma internazionale di misurazione lungimirante dovrebbe essere articolato in sei settori:

  • 1. Migliorare la misurazione degli investimenti nel settore delle TIC e i loro legami con i risultati macroeconomici.
  • 2. Definire e misurare i fabbisogni di competenze per il settore dell’economia digitale
  • 3. Sviluppare un sistema di misurazione per monitorare le questioni di sicurezza, protezione dei dati personali e dei consumatori.
  • 4. Promuovere la misurazione delle TIC volta a obiettivi sociali e per valutare l’impatto dell’economia digitale sulla società.
  • 5. Investire in un’infrastruttura onnicomprensiva di dati di alta qualità per misurare gli impatti.
  • 6. Creare un quadro di riferimento statistico di qualità, atto a utilizzare Internet come fonte di dati.

© OECD

Traduzione a cura della Sezione linguistica italiana.

La riproduzione della presente sintesi è autorizzata sotto riserva della menzione del Copyright OCSE e del titolo della pubblicazione originale.

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© OECD (2014), Measuring the Digital Economy: A New Perspective, OECD Publishing.
doi: 10.1787/9789264221796-en

 



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